La Selva di Clusone
08/06/2017
La Selva di Clusone


UNA BELLEZZA NATURALE D’ITALIA L’intero territorio della SELVA è da sempre oggetto d’interesse sovracomunale. Del XX secolo meritano alcune importanti citazioni: 1920 -Il Conte Filippo Fogaccia, detto il “Baradello”, Sindaco della Città di Clusone, lancia l’iniziativa di inserire l’intero territorio della SELVA nel “Catalogo delle Bellezze Naturali d’Italia”. 1964 -La Provincia di Bergamo per merito della Commissione per la protezione delle Bellezze Naturali nelle sedute del 10.04.1964 e 16.02.1966 decide di inserire nell’elenco da sottoporre alla tutela paesaggistica l’intera area della SELVA nel territorio del Comune di Clusone. 1967 -I Ministeri per la Pubblica Istruzione-Turismo e Spettacolo con D.M.del 20.03.1967 “Dichiaravano di notevole Interesse Pubblico l’intera zona denominata LA SELVA nel territorio del Comune di Clusone (Bergamo)”. (Controfirmato dai Ministri Califfi e Corona). 

MORENA - MASSI ERRATICI DOLINE – TERRAZZAMENTI Percorrendo il territorio della SELVA si notano presenze di terrazzamenti, strane collinette, massi erratici, doline. Questa in sintesi la loro provenienza: i geologi partono da molto lontano. Da oltre 200 milioni di anni fa e sino ad alcune decine di milioni di anni fa sul territorio si estendeva un mare caldo e poco profondo. Circa 50 milioni di anni fa il fondo del mare iniziò a sollevarsi e le intemperie ne intrapresero la demolizione. Due milioni di anni fa esisteva un Serio più profondo dell’attuale con la Val Borlezza profondissima; tra le due vallate nel punto ove oggi troviamo LA SELVA esisteva una “sella” molto profonda. Il Serio iniziò a depositare i suoi ciottoli antichissimi, che coprirono il fondo della “sella”. Negli ultimi quattrocentomila anni si succedettero numerose glaciazioni che distrussero e seppellirono i resti lasciati dai ghiacciai che provenivano dalla Valle Camonica. Quando circa 12.000 anni fa si ritirò l’ultimo ghiacciaio con fenomeni registrati a più riprese, ad ogni intervallo depositava una “morena”, ed ecco l’origine delle collinette nella SELVA. Scioltosi il ghiacciaio rimasero dispersi i massi erratici che esso aveva ancora sul “dorso”, visibili nell’intera area. Coperti dalle “morene” erano rimasti grossi blocchi di ghiaccio, che si sciolsero più tardi, lasciando delle buche a forma più o meno ellittica, quasi a cratere chiamate doline. Salendo da Ponte Selva verso Clusone, o dalla sponda nord dal letto del fiume Serio, si possono osservare conglomerati cementati che costituiscono il corpo del “terrazzo” che unisce l’area fluviale del “fiume Serio” con la “morena” della SELVA con un dislivello di circa 50 metri. Trattasi di un gradino morfologico, che in origine era sicuramente più elevato. Diecimila anni fa la fossa della SELVA risultò definitivamente riempita a seguito della definitiva ritirata dell’ultimo ghiacciaio. Quanto sopra descritto trova riscontro nel capitolo “La Faglia di Clusone”.

LE SUE DIMENSIONI Sino alla metà dell’Ottocento il territorio della SELVA faceva registrare una dimensione di Pertiche di 2.296 (pari a ettari 152 o pari a mq. 1.520.000). Dalla fine del XIX secolo detta superficie cominciò a diminuire, prima con l’arrivo della ferrovia a Ponte Selva prese piede il primo insediamento turistico lungo i terrazzamenti sopra il fiume Serio, e poi verso l’abitato delle Fiorine, nel ‘900 la realizzazione della Casa dell’Orfano, la recinzione del grande serraglio ai Morti Vecchi, le Ville Pirelli, il Centro Sportivo Ruggeri, il Park Hotel, l’urbanizzazione lungo il Viale dei Tigli e Via Lega Lombarda, oltre alla realizzazione delle varianti delle sedi stradali per Piario e Clusone. All’inizio del presente secolo le superfici libere ad uso pubblico dell’intera SELVA risultano così deturpate: - meno Pertiche 490 (Ettari 32 = a mq. 320.000) rimanendo una superficie forestata pari a: - Pertiche 1.806 (Ettari 120 pari a mq. 1.200.000) .

LA FAGLIA DI CLUSONE L’Altopiano di Clusone, che comprende i territori di Rovetta, Fino del Monte, Castione della Presolana, forma una specie di “culla” ove un milione di anni fa si allungava una ramo dell’antico ghiacciaio Camuno. Importanti tracce del percorso glaciale si osservano nelle numerose collinette che si innalzano sull’Altopiano: Gratino, Né, Cucco, Castello (Polenta) Vecchio Cimitero, Birzem, oltre ai numerosi “massi erratici” di roccia granitica dell’Adamello riscontrabili nella SELVA e aree limitrofe. Ma nel profondo sottosuolo, da Ponte Nossa passando dalla SELVA, seguendo le falde del Cimiero, Castello, Cantoniera della Presolana, è presente un’importante frattura scientificamente detta “Faglia di Clusone”. Dalle trivellazioni effettuate nella SELVA nell’anno 1996 dalla Provincia di Bergamo per il potenziamento dell’acquedotto della Pianura Bergamasca, se ne conferma l’esistenza. Le stratificazioni con ciottoli e fango testimoniano l’avanzata del ghiacciaio che li abbandonava durante le fasi del ritiro (circa 12.000 anni fa). Nella perforazione non fu trovata “roccia compatta”, nel qual caso non si sarebbe potuto trovare acqua. Fino alla profondità di 150 metri la roccia è rotta da fratture microscopiche, mentre più sotto le fessure si allargano, in esse viene raccolta l’acqua, che dopo le piogge, filtra nel sottosuolo. Il territorio di Clusone si è sollevato negli anni di alcune centinaia di metri, a seguito della formazione della grande frattura che da Ponte Nossa prosegue verso la Cantoniera della Presolana. Le rupi visibili a nord di Rovetta e Castione sono pareti della frattura. Tale “frattura” è senz’altro una fortuna per la zona, quale riserva futura per gli acquedotti. (Il geologo però mette in guardia chi volesse ritentare altri pozzi, di effettuarli a debita distanza da quello realizzato nella SELVA, in quanto, analizzando il progetto dell’acquedotto della Pianura Bergamasca, il pompaggio sfrutta al massimo i dintorni della trivellazione. Un’ubicazione idonea potrebbe risultare nei pressi di “Senda” dove appunto transita nel sottosuolo la grande frattura denominata “La Faglia di Clusone.)  

I PERCORSI All’interno della SELVA, si snodano oltre 22.500 metri di sentieri. Per comodità del visitatore, dividiamo in tre aree: LA SELVA SUD, NORDOVEST, NORD-EST-SUD. • LA SELVA SUD La zona SUD, si sviluppa tra il sedime della ex-ss. 671 e la Valletta di Valflesch, la potremmo definire la più collinare, nel suo interno si innalzano conoidi che superano i 30 metri di dislivello, collinette che negli antichi toponimi erano noti come: “dosso Calchera”, “dosso Brusato”, “dosso Martellino”. All’interno i percorsi si snodano per metri 3.500 su un terreno ondulato la cui superficie complessiva si aggira a mq. 290.000. • LA SELVA NORD-OVEST La zona NORD-OVEST è compresa tra la ex-Casa dell’Orfano, e la Casa Colonica verso l’Ospedale, contenuta a nord dal terrazzamento sul fiume Serio e a sud dalla S.P. 51 per Piario. All’interno si sviluppa il “Percorso Vita” su una lunghezza di 1.200 metri. Ha una superficie di mq. 260.000 con 7.500 metri di sentieri da dove si possono ammirare le quattro “doline”. È la parte della SELVA senza presenza di collinette. Questi i toponimi: “Ripa di Serio”, “Costa Gallo”. Lungo il terrazzamento prospettante il fiume Serio, sono presenti tre percorsi che si snodano a serpentina per superare il dislivello. Il primo nelle vicinanze della partenza del Percorso Vita, per una lunghezza di metri 300, il secondo dall’angolo nord-est della Casa dell’Orfano su una lunghezza di 350 metri, il terzo diparte dallo spigolo nord-ovest della Casa dell’Orfano per metri 150. Nel suo complesso i tracciati dei sentieri superano gli 8.000 metri. • LA SELVA NORD-EST-SUD La terza zona, quella del NORD-EST-SUD contenuta a nord dalla SP. 51 per Piario, a sud dalla ex-ss. 671 Bergamo-Clusone, a est dalla zona agricola Piana, dai Prati Mini e dalla strada che unisce i Morti Vecchi con la Chiesa di San Rocco, sul territorio di Piario. È l’area più movimentata sotto l’aspetto altimetrico. Lungo la linea di confine tra i territori di Clusone e Piario, a nord-ovest del Serraglio Birolini, sono visibili altre due “doline”. Gli antichi toponimi sono: “Ripa Fosca”, “Corna Guzza”, “Dosso Polzone”. Nel baricentro della Selva, raggiungibile in auto dalla chiesetta dei Morti Nuovi è posto l’unico punto di ristoro, detto “IL CHIOSCO”, con apertura stagionale tra Pasqua e l’autunno inoltrato. Questo settore ha una superficie di mq. 650.000 con sentieri che si sviluppano per oltre 11.000 metri. Nel suo complesso il territorio della Selva interessa un’area di 1.200.000 mq con un tracciato pedonale di 22.500 metri. Oltre alle bellezze naturali, segnaliamo agli amanti dell’arte tre luoghi da non perdere. Sull’estremo nord-est la chiesetta cinquecentesca di San Rocco sul territorio di Piario, la settecentesca cappelletta dei Morti Vecchi (1767) posta a cavaliere dell’antica Strada Regia che attraversando LA SELVA da sud a est collegava Bergamo all’altopiano e la chiesetta dei Morti Nuovi (1799) ad ovest della Frazione Fiorine. 

MORENA - MASSI ERRATICI DOLINE – TERRAZZAMENTI Percorrendo il territorio della SELVA si notano presenze di terrazzamenti, strane collinette, massi erratici, doline. Questa in sintesi la loro provenienza: i geologi partono da molto lontano. Da oltre 200 milioni di anni fa e sino ad alcune decine di milioni di anni fa sul territorio si estendeva un mare caldo e poco profondo. Circa 50 milioni di anni fa il fondo del mare iniziò a sollevarsi e le intemperie ne intrapresero la demolizione. Due milioni di anni fa esisteva un Serio più profondo dell’attuale con la Val Borlezza profondissima; tra le due vallate nel punto ove oggi troviamo LA SELVA esisteva una “sella” molto profonda. Il Serio iniziò a depositare i suoi ciottoli antichissimi, che coprirono il fondo della “sella”. Negli ultimi quattrocentomila anni si succedettero numerose glaciazioni che distrussero e seppellirono i resti lasciati dai ghiacciai che provenivano dalla Valle Camonica. Quando circa 12.000 anni fa si ritirò l’ultimo ghiacciaio con fenomeni registrati a più riprese, ad ogni intervallo depositava una “morena”, ed ecco l’origine delle collinette nella SELVA. Scioltosi il ghiacciaio rimasero dispersi i massi erratici che esso aveva ancora sul “dorso”, visibili nell’intera area. Coperti dalle “morene” erano rimasti grossi blocchi di ghiaccio, che si sciolsero più tardi, lasciando delle buche a forma più o meno ellittica, quasi a cratere chiamate doline. Salendo da Ponte Selva verso Clusone, o dalla sponda nord dal letto del fiume Serio, si possono osservare conglomerati cementati che costituiscono il corpo del “terrazzo” che unisce l’area fluviale del “fiume Serio” con la “morena” della SELVA con un dislivello di circa 50 metri. Trattasi di un gradino morfologico, che in origine era sicuramente più elevato. Diecimila anni fa la fossa della SELVA risultò definitivamente riempita a seguito della definitiva ritirata dell’ultimo ghiacciaio. Quanto sopra descritto trova riscontro nel capitolo “La Faglia di Clusone”.
Ricerche, testi, grafici di Sergio Giudici 
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